728 x 90

Visita al MET classe 5D primaria Lioni

ROCCO/FRANCESCA: Martedì 3 febbraio 2026, alle ore 10.00, io, i miei compagni insieme alle nostre maestre siamo andati al MET, il Museo Etnografico della scuola di Lioni. Arrivati, ci hanno accolti e fatti accomodare; abbiamo trovato a visitare anche la classe quinta di Teora.

SOFIA/TOBIAS/RAFFAELLA: Ci ha accolto il maestro in pensione Rocco, che ci ha spiegato cosa saremo andati a visitare: oggetti molto antichi, anche regalati, di come si viveva 100 anni fa; inoltre, a Lioni sono stati ritrovati anche reperti archeologici favolosi.

ANTONIO/ENRICO: La guida ci ha detto: “Ragazzi, il nome Lioni deriva dal ritrovamento di due leoni a guardia di una tomba romana. Ora un leone è esposto fuori al Comune”.

EMANUELE/RAFFAELLA: “A cosa servirà questa trombetta? Serviva ad un uomo, chiamato banditore, che avvertiva le persone del paese quando era arrivato il pescivendolo per il pesce, il fruttivendolo, l’arrotino per affilare i coltelli, gli attrezzi agricoli, perchè ai vecchi tempi la pubblicità non esisteva”.

SAMUELE/GIORGIA/GIULIA: Mentre la guida parlava, io ero molto colpita perchè ascoltavo cose di cui non sapevo. Abbiamo cominciato a visitare le varie stanze: le botteghe del calzolaio e del fabbro. Il calzolaio costruiva diversi tipi di scarpe; c’erano tante forme di scarpe fatte a mano, uno sgabello e la macchina per cucire, sul tavolo c’era la foto incorniciata della moglie; ci siamo diretti nella stanza del fabbro: fino ad allora non avevo mai visto come lavorava un fabbro nei tempi antichi! Si costruivano strumenti agricoli e attrezzi per lavorare la terra, utili per l’agricoltura. L’ultima volta che ho visto questi oggetti è stato a casa di mio zio, che aveva tanti strumenti antichi e io non sapevo cosa fossero.

SARA/FRANCESCA/ROCCO: Camminando per il corridoio del museo, si trovavano esposte delle foto in bianco e nero di persone, con didascalie; successivamente, nella stanza della ferrovia ho visto pezzi di treni, segnali… prima la ferrovia era molto importante perché permetteva alle persone di spostarsi da un paese all’altro; prima non esistevano le macchine, si andava a dorso di mulo e il treno di allora andava da Rocchetta Sant’Antonio ad Avellino e viceversa. Ora questo treno è solo per i turisti. Io sono rimasto affascinato da questa stanza e dalla sua storia.

RAFFAELLA/ENRICO/SERENA: Poi, il maestro ci ha condotto in una grande sala dedicata alle attività agricole e al contadino: c’era la postazione del falegname contenente le seghe, il legname; c’era un aratro che veniva trainato dai buoi; un pozzo di pietra perchè prima si doveva andare a prendere l’acqua al pozzo con un secchio e portata nelle case, per la vita quotidiana, infatti, c’era anche un manichino vestito da contadino; ho visto una sella che veniva poggiata sulla schiena dell’asino; un macchinario che serviva per trasformare il grano in farina.

ANTONIO/SAMUELE/ROCCO: In una zona di questa sala, ci hanno fatto osservare una stalla, perfettamente allestita: accanto vi era un manichino vestito da contadino, cesti di paglia, un abbeveratoio per gli animali, una bilancia, la mangiatoia. La maestra Carla ha ricordato che alcuni cicli fa, con i suoi ex alunni, aveva partecipato ad una recita che rappresentava il presepe vivente, proprio in quella stalla. Ho notato che a quel tempo non esisteva la plastica, i materiali erano tutti naturali: legno, rame, ferro, pietra, vetro.

TOBIAS/ALESSANDRO/EMANUELE/ANTONIO: Continuando la nostra visita, ci siamo imbattuti in un campanello, che non è quello che fa “DIN DON”, ma era fatto di bronzo, a forma mano chiusa a pugno; infatti, cosa si fa prima di entrare in una casa? Si bussa. Il mio bisnonno ne ha uno simile! I campanelli di adesso sono elettronici, ma a me piacerebbe avere un campanello d’epoca, per bellezza!

ROCCO/ENRICO/FRANCESCA/GIORGIA: La nostra visita continua in una cucina dell’epoca. La nostra guida ci ha detto: “Chiudete gli occhi ed immaginate la vostra cucina, e confrontatela con questa: ci sono differenze?” E tutti noi abbiamo risposto: “Sì, molto!” La cucina d’epoca è molto diversa da quella di adesso. Era arredata con mobili di legno e aveva tanti oggetti che gli alunni hanno riconosciuto: c’era un camino grande con accanto una panca di legno; pentole di rame e alluminio, macchinette per il caffè, la grattugia, tappabottiglie, la madia che conteneva il pane e la farina, un tavolo con alcune sedie di paglia. Quando veniva ucciso il maiale, venivano appesi in cucina i salumi, le soppressate, i prosciutti…, dopo mangiato, le persone si mettevano a sedere sulla panca accanto al fuoco, prendevano il caffè e il nonno raccontava le storie. Ho visto una sedia di paglia che assomigliava a quella del dipinto di Van Gogh.

TOBIAS/ANTONIO/EMANUELE: Dopo siamo passati in un salotto nobile, l’ho capito dall’arredamento; era possibile averlo solo se eri benestante. C’erano divani (molto diversi dai nostri) per far sedere gli ospiti, quadri alle pareti, un busto e un lampadario di bronzo, un tappeto. Sul tavolo c’era un oggetto misterioso e a un certo punto, il maestro ci ha mostrato quello strano oggetto: era un acchiappamosche: bastava mettere dello zucchero e dell’acqua, le mosche attratte dallo zucchero entravano e morivano annegate. Io ho pensato tra me e me: “Io uso la paletta!”

GIULIA/GIORGIA/SARA/ALESSANDRO: Ci siamo diretti nella camera da letto. Le famiglie erano numerose e dormivano tutti insieme; per questo dovevano avere più letti. Poverini! A un certo punto, la maestra Carla dice: “A Napoli c’era una famiglia molto numerosa e povera, e visto che non c’era spazio, i genitori mettevano a dormire i bambini più piccoli dentro ai cassetti del comò, facevano a turno per dormire”. C’era un girello, senza ruote che serviva per tenere fermo un bambino vivace; c’era il letto matrimoniale con sopra il quadro di Sant’Antonio, ritratti dei nonni, lo scaldaletto, una culla, un seggiolino, una saponetta e una bacinella per lavarsi la faccia, un grande specchio (che neanche fatto apposta ha anche mio nonno), il vasino per fare i bisogni, un grande armadio con i vestiti.

RAFFAELLA/ROCCO/ENRICO: La penultima stanza è quella che mi ha incuriosito di più, perché volevo vedere come erano le aule 100 anni fa. L’aula aveva una cattedra, un banco inchiodato a terra, una lavagna con gessetti, non come ora che ci sono le lavagne “touch”! Dietro alla cattedra c’era il crocifisso, alle pareti delle cartine geografiche, i ritratti del re e della regina; vicino al muro era posto un abaco. Il maestro Rocco ci ha raccontato che si scriveva con il pennino e con l’inchiostro che ogni mattina il bidello riempiva nel calamaio; gli alunni non dovevano far cadere l’inchiostro sul quaderno perché se lo facevano, i professori li punivano. Nella cartella realizzata con cartone pressato c’era un piccolo quaderno; all’epoca c’erano due quaderni: uno a righe e uno a quadretti. C’era un maestro per tutte le materie.

 

ANTONIO/SOFIA/TOBIAS: Il maestro Rocco ci ha detto che i bambini giocavano sempre fuori, in piazza o per strada, principalmente a calcio. Verso la fine della visita, il maestro ci ha dato cinque minuti di libertà: così abbiamo visto le vecchie pagelle, un libro con l’immagine di Mussolini, le monete lire. Abbiamo visitato il presepe permanente e la maestra Carla in quel momento ci ha scattato una foto. Abbiamo concluso la visita con una firma su un libro. È stato bellissimo e interessante, sicuramente ci ritornerò sperando di visitare altre cose nuove. Da lì non me ne volevo più andare!

Carla Capponi
ADMINISTRATOR
PROFILO

Articoli Correlati

Lascia un commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati con *