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IL TERREMOTO DEL 23 NOVEMBRE 1980

IL TERREMOTO DEL 23 NOVEMBRE 1980

 

Il 23 novembre 1980, alle ore 19.34, la terra tremò per un minuto e venti interminabili secondi. Il terribile terremoto, con epicentro in Irpinia, colpì la Basilicata e una limitata area della Puglia, di magnitudo 6.9, causò 2.570 morti, 8.848 feriti e circa 300mila sfollati. Paesi come Sant’Angelo de Lombardi, Lioni, Conza della Campania e Laviano furono quasi rasi al suolo, mentre altri gravemente danneggiati e isolati per giorni. Il simbolo di quella tragedia resta il crollo della Chiesa madre di Balvano, nella provincia di Potenza, che seppellì 66 persone, per la maggior parte bambini e ragazzi. Il sisma fu avvertito pesantemente anche a Napoli, e allungò la sua onda a nord fino alla Pianura Padana, e a sud fino alla Sicilia. Sui luoghi della tragedia arrivò Sandro Pertini, l’allora Presidente della Repubblica che, vedendo con i propri occhi le rovine e i lutti, denunciò i ritardi dell’arrivo dei soccorsi. Nell’immediato dopo terremoto, di fronte alle immagini di disperazione, precarietà e bisogno che le televisioni e i giornali diffusero, si avviò finalmente la macchina dei soccorsi. Un impulso prezioso per intraprendere un cammino di rinascita arrivò grazie alla solidarietà da cittadini di tutta Italia e da molti Paesi esteri. Nel maggio 1981 fu approvata la legge 2019, per delle case dei complessivi 506 gravemente danneggiati dal sisma.

 

IL DOPO SISMA

In un primo momento i soccorsi furono affidati a volontari e autorità locali. Il giorno successivo arrivarono 22mila militari, saliti a 27 nelle successive 24 ore. Per aiutare la popolazione vennero predisposte 10mila tende e 1231 vagoni ferroviari per i senzatetto che poi, con l’avvicinarsi del freddo, vennero spostati in strutture più consone. Circa 16mila persone rientrarono nelle loro case non appena le perizie ne garantirono l’integrità strutturale.

 

  TESTIMONIANZA

“Era una sera di novembre e stavo tornando a casa con le mie amiche dopo essere andata al cinema con loro. Avevamo da poco salutato la prima di noi che doveva tornare a casa, quando improvvisamente diventò tutto buio e si sentì un boato fortissimo. Subito dopo la terra cominciò a tremare. All’inizio eravamo confuse e spaventate, ma ci volle giusto un attimo per capire che fosse il terremoto. Abbiamo deciso di correre tutte insieme sotto un edificio per proteggerci, ma nella fretta ci siamo perse di vista e abbiamo preso ognuna strade diverse. Io corsi più veloce che potevo e mi ritrovai vicino alla mia scuola elementare. Mi ricordavo dei giorni felici che trascorsi lì dentro quando ero molto piccola, e vederla perdere calcinacci mi fece un certo effetto. Quando il sisma finì, nell’aria c’era molta polvere e non si riusciva a vedere niente, ed ero spaesata e incredula riguardo a ciò che era successo che non riuscii a tornare a casa. Mi fermai a dormire nella mia vecchia scuola. Qui fortunatamente trovai alcuni amici che avevano deciso di fermarsi lì, e mi sentii meno sola. Il mattino dopo mi svegliai di soprassalto perché sentii chiamare insistentemente il mio nome: era la mia famiglia, che mi aveva cercata tutta la notte. Per fortuna ritornai sana e salva a casa con loro e mi ricongiunsi con le mie amiche.”

 

Realizzato da C. E., M. S., P. S., T. D. e T. R., classe III sez. D

Silvia De Simone
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