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Intervista della memoria

-Nonna, cosa ricordi del terremoto del 23 novembre del 1980?

-Ricordo tutto e chiaramente. Era una domenica molto calda ed era sera, eravamo a casa pronti per la cena: la tavola era apparecchiata ed improvvisamente la casa cominciò ad oscillare e nello stesso momento sentimmo un fortissimo boato. Andò via la luce, corremmo giù per le scale. Io portavo in braccio tua madre che aveva 4 anni e tuo nonno aprì con grande difficoltà il portone. Quando uscimmo la polvere densa ci faceva respirare a fatica, intorno a noi urla disperate e lamenti. Ci incamminammo per quella che ricordavamo essere una strada e che invece era uno spazio indistinto sommerso di macerie. Così ebbe inizio la disperata ricerca di tua zia che quella sera era uscita con le sue amiche. Non dimenticherò mai quei momenti … le urla e le strazianti richieste di aiuto. Quando riuscimmo a raggiungere tua zia fu per noi come assistere ad un miracolo perché lei e le sue amiche stavano bene ma poco dopo, quando ci recammo presso la casa dei tuoi bisnonni, prendemmo coscienza che il terremoto non aveva solo distrutto tutto ma aveva portato via i nostri cari e aveva segnato per sempre le nostre vite.

 

-Papà, mi racconti come è stato il terremoto del 1980?        

-Avevo 14 anni, mi trovavo con i miei amici nei pressi di un bar a Sant’Andrea di Conza. Stavamo giocando a pallone. Ricordo le voci delle persone che, sedute al bar, commentavano la partita Inter-Juventus. Improvvisamente sentii un boato, tutto intorno tremava, la gente scappava in ogni direzione. Dal tetto del bar cadevano le tegole sulle persone. Scappai verso casa mia. Mi sembrava di non arrivare mai. Per fortuna i miei genitori erano salvi. Poche case crollarono in quella zona invece a Conza la distruzione fu totale. Quando arrivammo lì ricordo la polvere, la luna piena che illuminava le macerie e la figura di una donna che ci venne incontro e piangendo ci avvisò di aver sentito le voci dei miei nonni provenire da un cumulo di pietre. Scavammo fino all’ alba, riuscimmo a salvarli ma tanti altri amici e parenti non li rivedemmo più.

 

E.C._classe 1D sec. primo grado Lioni

Viviana Miele
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