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RACCONTO “IMMAGINARIO” IN DIRETTA

RACCONTO “IMMAGINARIO” IN DIRETTA

40° anniversario del terremoto dell’Irpinia del 23/11/1980

Premessa: per produrre un testo sul terremoto ho chiesto informazioni a mia nonna materna, la quale mi ha raccontato molte storie, alcune vissute direttamente, altre che le hanno raccontato persone che le hanno vissute in prima persona. Ho pensato di raccontarle tutte immaginando di essere un cronista inviato sul posto all’indomani della tragedia.

Sant’ Angelo Dei Lombardi, 24 Novembre 1980

Con enormi difficoltà di spostamento, visto che ponti e strade sono crollate, sono giunto sul luogo della tragedia. Luogo che è rimasto talmente isolato che i colleghi giornalisti, nelle prime ore dopo il sisma, battevano la notizia che il terremoto fosse avvenuto in varie città d’Italia (Messina, Roma, Bologna), ma non si citava l’Irpinia. Quello che mi colpisce è l’anomalo caldo, vista la stagione, che mi accoglie; caldo che pare durasse da giorni e che viene associato alle voragini da cui testimoni oculari hanno visto uscire lingue di fuoco alte due metri.

Intorno a me vedo solo morte e disperazione: macerie alte come palazzi, dalle quali provengono grida di aiuto e lamenti di dolore. I sopravvissuti scavano a mani nude per aiutare i loro cari, visto che non esiste una struttura organizzata per portare soccorso in tragedie come questa. La prima scena che mi colpisce è quella di una donna alta, emaciata, con vesti lacerate: è riuscita a tirare fuori dalle macerie lei stessa il figlio neonato; la donna non piange e lo culla, a chi si avvicina per toglierglielo dalle braccia dice che dorme, che non è morto. È un dolore troppo grande che non riesce ad accettare. Sconvolto da questa scena continuo ad aggirarmi per il paese: è vicino ad un’enorme voragine che vedo un gruppo di persone anziane che piangono disperate i loro figli: si trovavano tutti nel “Bar Corrado” a vedere la partita ed erano ragazzi giovanissimi, gran parte dei giovani del paese sono morti lì.

Ma è dopo giorni in cui mi trovo sulla scena della tragedia che assisto alle scene più macabre, davanti a quello che era l’ospedale del paese, ormai sventrato: mentre i primi soccorritori si aggirano tra i corpicini morti dei neonati nati il giorno del terremoto o pochi giorni prima, alla ricerca di qualcuno ancora vivo tra le macerie, sentono il lamento di una donna, riescono ad estrarla viva, ma senza le gambe, schiacciate da un pilastro; accanto a lei la figlia di 15 anni, che era rimasta viva per 4 giorni, bevendo la sua pipì, e alla fine era morta. Assisto infine al ritrovamento più raccapricciante, quello di un uomo rimasto intrappolato laddove nessuno aveva pensato di cercare, nell’ascensore. La scatola metallica lo aveva salvato ma ne aveva anche, paradossalmente, causato la morte: l’uomo era rimasto vivo per giorni ma, disperato, senza né acqua, né cibo, né aria, si era strappato tutti i capelli…era stato ritrovato morto con tutte le sue ciocche di capelli in mano.

Prima di andare via con tanti ricordi terribili nel cuore, assisto ad una scena che mi parla di vita, di speranza e di tenacia: un’anziana signora è appena stata estratta dalle macerie dopo giorni, trova la forza per raccontare che al momento del crollo si trovava in cucina e le sono cadute addosso delle mele: è mangiando soltanto mele per giorni che è riuscita a sopravvivere.

F. G. P. III A scuola secondaria di primo gradi di Teora.

Grazia Bonazzi
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